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Eventi

  • 5 per mille

    1 gennaio 2018



    Codice Fiscale FONDAZIONE DELLA RSI - ISTITUTO STORICO

    CF:91229450373

    Sul sito dell'agenzia delle entrate è disponibile l'elenco 2017 degli enti fruitori del 5 per mille.


  • Riunione Culturale

    25 novembre 2018

    Via Cicogna, 66, Terranuova Bracciolini, AR, Italia

    Carlo e Giorgio Viale
    La difesa di Genova 1943-45, seconda parte
  • Riunione Culturale

    24 febbraio 2019

    Via Cicogna, 66, Terranuova Bracciolini, AR, Italia

    Daniele Trabucco
    La RSI nel contesto internazionale
  • Assemblea dei Soci Aderenti

    14 aprile 2019

    Via Cicogna, 66, Terranuova Bracciolini, AR, Italia

    Alessandro Brignole
    Attentati Gappisti a Milano

Paolo Porta

Da FondazioneRSI.

Paolo Porta, nasce a Como il 26 gennaio 1901. Sciarpa Littorio e avvocato, il 14 settembre 1943 riapre la sede del Fascio di Como, in Piazza Impero, con una trentina di iscrizioni, quasi tutti giovani e quarantenni compreso qualche ex antifascista. Si arruola nella risorta MVSN. Poi sarà il Comandante dell 11. B.N. “Rodini” e sostiene l’avventuristica “ridotta della Valtellina”.

Da marzo 1944 avvicenda Fulvio Balisti, e sempre vi resta, quale delegato regionale per la Lombardia nel Direttorio del PFR, insediato a Maderno il 22 febbraio 1944. Sono 17 gli altri componenti nominati da Mussolini, tutti agli ordini di Alessandro Pavolini confermato Segretario dal 18 gennaio 1944 dopo esserlo stato ad interim dal 17 settembre 1943, quando Renzo Montagna,liberato dai tedeschi da Forte Boccea gli fa le consegne, dopo aver riaperto la sede romana del Partito in Piazza Colonna. Questi gli altri componenti del Direttorio: Pietro Asti per la Liguria ( muore per incidente ed è sostituito da Luigi San Germano), Giuseppe Dongo per il Piemonte (sostituito da Giuseppe Solaro), Gino Meschiari per la Toscana, Franz Pagliani per l’Emilia (sostituito da Pino Romualdi), Giuseppe Pizzirani per il Lazio, Luigi Ruzzier per la Venezia Giulia (sostituito da Bruno Sambo), Leo Todeschini per il Veneto, Agostino Vandini per le Marche e l’Umbria (sostituito da Girolamo Misciattelli) , Alfredo Cucco per le terre invase e Carlo Giglio per l’estero (sostituito da Mario Niccolini e poi da Antonio Bonino), oltre Carlo Borsani, Bruno Gemelli, Sergio Stroppiana e Aldo Vidussoni. ed anche Giulio Gay ,Corrado Franco Marina, Alessandro Paladini però sostituiti i il 4 aprle 1945 da Vincenzo Costa, Agostino Margara e Renato Ricci.

E' presente all’Assemblea del PFR del 14 novembre 1943 a Verona nel salone di Castelvecchio. Vi partecipano, quale sintesi politica e organizzativa di oltre 250 mila iscritti, Commissari federali e Triunviri dell’Italia non invasa, comprese le Provincie sulla linea del fuoco, oltre i Commissari delle Confederazioni Sindacali del Lavoratori. L’Assemblea, ove non passa la prevista linea dell’unificazione del comando sia in provincia che al centro nelle mani del Partito, si apre con la lettura di un messaggio di Mussolini che non accoglie la proposta tedesca, per evitare contrasti con la Croazia di Pavelic e la Francia di Petain, di non riaffermare l’integrità territoriale italiana e che, per la prima volta, parla di “Repubblica Sociale”. Prima della chiusura (ore 21) pur nella generale indignazione, con grida di vendetta, per l’uccisione a Ferrara di Igino Ghibellini e con gli animi dei più giovani accesi dalla contestazione di Balisti nei confronti di Pavolini, quest’ultimo fa approvare all’unanimità i 18 punti del “Manifesto di Verona”. Il voto finale comprende un ringraziamento al Fuehrer e ai suoi soldati per aver liberato Mussolini.

In rappresentanza dei fascisti comaschi, nel suo accorato intervento dopo il delegato di Treviso, propone due immediate decisioni, accolte da consensi tra i delegati ma non dal Partito e dal Governo: abolire le Polizie e affidarne i compiti alla MVSN, anche per evitare traffici e fughe di Confine, ed impedire il disfattismo della Chiesa in ciò sorretto da una constatazione nel caso di Como ”chi non è sotto il rito Romano ma quello Ambrosiano subisce l’azione di Parroci che insinuano nell’animo delle madri che i loro figli devono andare in Svizzera e non combattere”.

Dopo averlo accolto a Como, segue Mussolini verso la Valtellina e il 28 aprile è tra i 15 assassinati al muretto del Porticciolo di Dongo (CO).