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Eventi

  • 5 per mille

    1 gennaio 2018



    Codice Fiscale FONDAZIONE DELLA RSI - ISTITUTO STORICO

    CF:91229450373

    Sul sito dell'agenzia delle entrate è disponibile l'elenco 2017 degli enti fruitori del 5 per mille.


  • Riunione Culturale

    25 novembre 2018

    Via Cicogna, 66, Terranuova Bracciolini, AR, Italia

    Carlo e Giorgio Viale
    La difesa di Genova 1943-45, seconda parte
  • Riunione Culturale

    24 febbraio 2019

    Via Cicogna, 66, Terranuova Bracciolini, AR, Italia

    Daniele Trabucco
    La RSI nel contesto internazionale
  • Assemblea dei Soci Aderenti

    14 aprile 2019

    Via Cicogna, 66, Terranuova Bracciolini, AR, Italia

    Alessandro Brignole
    Attentati Gappisti a Milano

Achille Starace

Da FondazioneRSI.

Achille Starace nasce il 18 agosto 1889 a Sannicola (LE) da famiglia di commercianti di vino e olio. Ottiene il diploma di Ragioniere a Venezia., dove il 21 aprile 1909 sposa Ines Massari e dopo un mese nasce Francesca che, pur rimasta in Puglia, resta affezionata insieme a Rosa, figlia di Felicetta (sorella maggiore di Achille) che a Cicognola di Merate (CO) riceve una lettera dal carcere di Verona del 3 marzo e l’ultima lettera dello zio del 3 maggio 1944 e al di lei figlio Ennio Domenico Augenti. L’altro figlio, l’avvocato Luigi, è al Nord anche con la madre Ines (la moglie Carla Viola, a Milano, non vuole Achille in casa), e i suoi due figli rinnegheranno il cognome.

Sottotenente nel 1910, promosso Tenente dei Bersaglieri nel 1915 partecipa alla 1^ G.M. e si distingue sul Carso. Il 4 novembre 1918 cattura molti prigionieri a Mezzolombardo.(TN).Nel 1920, con il grado di Capitano in aspettativa (nell’Esercito diverrà Tenente Colonnello) fonda il Fascio di Trento. Nel 1924 è Deputato e nel 1926 Luogotenente Generale MVSN.

Dal 19 novembre 1921 è Vicesegretario, assieme a Bastianini e Teruzzi, con il Segretario Michele Bianchi e resta nel Direttorio fino al 1923. E’ di nuovo Vicesegretario nel 1926 con i Segretari Augusto Turati e Battista Giuriati, che avvicenda il 10 dicembre 1931 per restare al vertice del PNF fino al 31 ottobre 1939. Nel 1932 è il regista del “Decennale” e dal 1933 al 1939 è Presidente del CONI. Nel 1935 combatte in Eritrea e dopo due anni pubblica LA MARCIA SU GONDAR.

Nel 1937, con il rango di Ministro dall’11 febbraio, riesce a far porre agli ordini del PNF oltre i Fasci Femminili e i GUF anche la GIL (R.D.L. n. 1839 del 27 ottobre 1937) che assorbe l’ONB fondata il 3 aprile 1926 da Ricci. Attua lo stile littorio, con il “saluto romano, il “voi”, il “saluto al Duce” l’”orbace” (lana grezza della Sardegna) e sostiene la Legge sulla “Difesa della razza”.

L’invenzione del grado di Primo Maresciallo dell’Impero (30 marzo 1938) acuisce il crescente malcontento e le trame si coalizzano. Preludio al 25 luglio e “capro espiatorio”, dopo quasi otto anni Mussolini lo sostituisce con Ettore Muti, declassandolo a Capo S.M. della MVSN. Combatte in Albania con la MVSN e, ferito nel 1941, è rimpatriato a Brindisi dove, con una pubblica critica sulle condizioni delle Truppe, si autocondanna ad una esclusione da incarichi politici e militari.

Scrive lettere e suppliche a Mussolini, che mai lo riceve. Arrestato dopo il 25 luglio 1943, viene subito liberato perché dichiara fedeltà ai regi: oltre le otto decorazioni al V. M., è insignito dell’Ordine Militare di Savoia. Continua a trascurare la moglie e fa il gaudente ad Arcinazzo (RM).

Privo di denaro, elemosina un incarico in RSI e invece ottiene da novembre ad aprile una cella nel carcere veronese degli Scalzi insieme a congiurati del 25 luglio. Lo speculatore è il figlio Luigi e di conseguenza viene scagionato dall’accusa di illecito arricchimento. Siccome il mondo politico resta ostile ed è costretto a condurre una vita di espedienti a Vimercate (MI), Mussolini anche per preservarlo da danni fisici lo confina a Lumezzane (BS), insieme a reclusi privilegiati, per quasi l’intera estate 1944. Poi vive in miseria a Milano con qualche soccorso familiare e subisce con dignità l’estrema tragedia: il 28 aprile 1945, fortuita cattura e l’indomani, condanna scontata e assassinio a Piazzale Loreto con uno strozzato “Viva il Duce”, il grido della fedeltà e del riscatto.

Il pronipote Domenico Augenti, bancario a Roma, ha raccolto una rara documentazione che nessun Editore ha voluto pubblicare e Celsio Ascenzi di Palestrina (RM) ha donato alla Fondazione della RSI fotografie della Cappella e della tomba nel cimitero di Sannicola, già frazione di Gallipoli (LE).